“Se una truffa basata su una PEC compromessa può trarre in inganno una banca che gestisce dati sensibili e informazioni finanziarie di un elevato numero di clienti, è necessario capire se tutti i sistemi di sicurezza e le procedure di verifica adottati siano adeguati”, lo afferma Martina Donini, Presidente nazionale di Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori), commentando la vicenda della Pec istituzionale compressa per chiedere alla banca inglese Revolut dati sensibili dei clienti.
“Noi cittadini siamo costantemente raggiunti da tentativi di frode in cui presunti appartenenti alle Forze dell’Ordine provano a trarci in inganno. Sono tentativi insidiosi – prosegue Donini – e lo abbiamo imparato a nostre spese, perché non è sempre facile ottenere il rimborso”.
“Se ai consumatori viene richiesto di essere sempre diligenti e di riconoscere i falsi appartenenti alle Forze dell’Ordine, ci chiediamo come sia possibile che una banca sia caduta vittima della stessa frode. A prescindere dal grado di complessità della truffa, non è ammissibile che ciò possa verificarsi in un istituto di credito che gestisce dati bancari e informazioni personali”, dichiara Donini.
“E’ necessario capire se nelle mail vi erano incongruenze o altri indici di frode che, con maggiore attenzione, avrebbero potuto consentire di individuare la truffa. La durata e la modalità delle richieste inoltre, proseguite per mesi, aggravano ulteriormente la vicenda”, conclude.
Considerato l’elevato numero di clienti Revolut in Italia e la sensibilità dei dati coinvolti, Udicon chiede quindi al Garante per la Protezione dei Dati Personali (GPDP) e alla Banca d’Italia di verificare l’adeguatezza dei sistemi di sicurezza e delle procedure adottate dalla banca e di accertare se vi siano state eventuali condotte colpose sotto questo profilo.
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